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PER UNA STORIOGRAFIA DELL’ARTE ORAFA

 

Era l’aprile 2001 quando ad Ancona, nella cornice della Mole Vanvitelliana, Enrico Crispolti con la collaborazione di Manuela Crescentini, Roberto Farroni e Carlo Bruscia inauguravano la mostra Immaginazione aurea, una ricognizione di cinquant’anni di storia del gioiello artistico del Novecento. La mostra rappresentava un fondamentale contributo capace di mettere a fuoco una linea di ricerca poco battuta negli studi, ma non certo minoritaria ed anzi storicamente centrale nell’evoluzione del rapporto tra artisti e orafi, riassumendo la vivacità operativa del tessuto artigianale contemporaneo che costituisce ancora oggi l’ossatura portante della struttura sociale ed economica italiana, seppure con ingenti difficoltà.

Tra i meriti di quell’esposizione ci fu indubbiamente l’aver posto al centro dell’attenzione il rapporto di cooperazione tra la mente artistica e la mano artigianale, osservando il fenomeno con esempi che dagli anni cinquanta del Novecento fino alla soglia del nuovo millennio, si sono sviluppati in modo territorialmente diffuso, con punte di vera eccellenza in tutta la penisola. Si basa su questo mutuo scambio la “cultura materiale dell’arte”, che si nutre d’inventiva e tradizione, fantasia e ritualità, tramandi e innovazione, in un rapporto paritetico tra l’idea immaginativa dell’artista e il patrimonio di sapienza manuale dell’artigiano. Un dialogo che oggi si rinnova grazie anche all’evoluzione tecnologica che apre a sperimentazioni materiche, acquisizioni tecniche al servizio di nuovi immaginari artistici.

Ancona aveva chiuso una ricerca sull’arte orafa del Novecento che ha avuto negli anni Ottanta Fano come uno dei poli centrali di valorizzazione e indagine. Due mostre in quel periodo hanno significativamente analizzato i flussi e le tendenze dell’arte del gioiello su diversi piani. L’Oro delle Marche, curata da Franco Solmi e Marilena Pasquali nel 1984 ha messo in luce il livello artistico raggiunto dalla scuola orafa marchigiana e in particolare di quella fanese che ha avuto in Edgardo Mannucci il suo capostipite. Scultori (C. Cagli, P. Fazzini, E. Mattiacci, A. Pomodoro, V. Trubbiani, G. Uncini), orafi (G. Facchini, A. Giorgi, V. Antonelli, D. Brugnoni, T. Calandrini, G. Catalani, F. D’Eramo, S. Donini, G. Ferri, A. Perlini, F. Staccioli, Studio A Tre, S. Zanchi), istituti d’arte (Ancona, Cagli, Fano, Fermo, Macerata, Pesaro) hanno rappresentato e rappresentano la proposizione di uno stile, di una scuola che nella ricerca plastica costituiscono un punto di riferimento che supera i confini regionali. L’oro della ricerca plastica, presentata da Enrico Crispolti nel 1985, ha rappresentato un confronto dialettico tra la realtà orafa marchigiana e quella nazionale per meglio comprendere le varie esperienze e tendenze in cui si articola la ricerca plastica degli ultimi decenni.

Tutto questo per significare che Fano è stata sempre un punto di riferimento e di dialogo nel campo dell’arte orafa, offrendo temi di discussione e di confronto, utili a cogliere le evoluzioni linguistiche, dalle quali non si può certo prescindere se si vuole anche capire la temperatura dell’attualità nelle giovani generazioni di artisti e gioiellieri italiani. Il progetto dell’Accademia Orafa poggia sulle solide fondamentale di un discorso avviato quaranta anni fa e che oggi rinverdisce quell’esperienza con formule e tecniche innovative oltre che per analizzare nuove categorie entro cui la contemporanea arte orafa si muove.

                                                                                         Lorenzo Fiorucci

                                                                                             critico d’arte